Itinerari Trekking Dolomiti 20/01/2019 11:54 (UTC)
   
 
 

  CATINACCIO

 
 
Caratteristiche del percorso
  • Tempo di cammino: ore 2:15 - solo andata
  • Difficoltà: Prestare attenzione sulle roccette durante la salita che porta al rifugio Re Alberto. I punti più impegnativi sono agevolati da funi metalliche.
  • Dislivello: m. 800 circa
  • Periodo adatto: fine Giugno – Settembre
 
 Percorso
Da Pozza di Fassa prendiamo un pulmino che in pochi minuti ci porta al rifugio Gardeccia a circa 1950 m. di quota. Ci troviamo un'ampia conca e le sagome imponenti del Catinaccio ci costringono a guardare verso l'alto, lo scorcio è notevole.
Il sentiero dopo un primo tratto di salita prosegue in falso piano. Infine una rampa decisa (non lunga) ci porta ai rifugi Vajolet e Preuss (50 minuti da Gardeccia).
La seconda parte della gita richiede un po' di fatica a chi non è allenato: una salita non difficile ma che merita più attenzione rispetto a quando ci si trova su un normale sentiero. Risaliamo (aiutandoci in alcuni punti con le mani) il ripido canale e in poco meno di un'ora giungiamo al rifugio Re Alberto (m 2620). A pochi metri un lago (quasi del tutto secco a fine estate), il muro incombente dell'anticima Nord del Catinaccio, la croda di Re Laurino e le Torri del Vajolet che, slanciate ed eleganti, sono un'attrazione per molti alpinisti. In questo luogo magico gli unici colori che vediamo sono quelli delle rocce e del cielo.
Proseguiamo verso Sud per circa 20 - 25 minuti e arriviamo all'ultimo rifugio di questa esaltante escursione: il Santner. Posto su una superba terrazza panoramica, a 2741 m. di quota domina la val d'Ega e la lontana conca di Bolzano.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


LA VETTA DEL GRUPPO SELLA: IL PIZ BOE'

Caratteristiche del percorso

  • Tempo di cammino: ore 1: 40 - solo andata
  • Difficoltà: Escursionistica - facile ascesa su tracce di sentiero.
  • Dislivello: m. 300
  • Periodo adatto: fine Giugno – inizio Settembre

 Percorso

Da Passo Pordoi prendiamo la funivia che velocemente ci porta a 2950 m. di quota. Subito la vista spazia sulla Val di Fassa, il Sassolungo, il Catinaccio, fino alle Dolomiti di Brenta. Verso Sud le maestose cime della Marmolada, poi, più lontano, il Civetta, il Pelmo, l'Antelao e il Sorapiss. In fine l'altopiano del Sella sormontato a Est da una cima dalla forma arrotondata - la nostra meta - il Piz Boè.
Dall'arrivo della funivia (rifugio Maria al Sasso Pordoi) ci incamminiamo in discesa verso Est e in 15 minuti siamo al rifugio forcella Pordoi a 2848 m. di quota. Continuiamo su un bel sentiero quasi pianeggiante che ci conduce alla base del Piz Boè. La salita non presenta difficoltà, solo in alcuni punti troviamo la presenza di facili roccette che possono richiedere l'aiuto delle mani.
Dalla vetta le cime più alte delle Dolomiti sono in linea con il nostro orizzonte e possiamo ammirarledal terrazzo del rifugio Capanna Fassa.

Altro  La gita è spettacolare e priva di particolari difficoltà. Si consiglia di effettuare questo percorso in condizioni di meteo ottimali così da poter contemplare meglio i 360° di vette che circondano il gruppo Sella. 
Portare un equipaggiamento adeguato (impermeabile o giacca - guanti - cappello - ecc.) dato che in montagna (specialmente in estate) si può sempre essere sorpresi da un temporale. In questi casi a 3000 m. la temperatura fa presto a precipitare di diversi gradi creando disagio agli escursionisti impreparati.

-------------------------------------------------------------------------------------------



   GIRO DEL SASSOLUNGO



CARATTERISTICHE DEL PERCORSO
Forcella Sassolungo (2.681 m.) - Rifugio Vicenza (2.253 m.) = 0.50 h.
Rif. Vicenza - Rif. Comici (2.153 m.) = 2.30 h.
Rif. Comici - Cabinovia Demetz (Passo Sella) ( 2.180 m.) = 0.40 h.

PERCORSO
Il giro del Sassolungo è un percorso immancabile per chi si trova nella zona della Val Gardena o della Val di Fassa. I sentieri sono ben segnati, molto battuti e senza particolari difficoltà se non nelle roccette del primo tratto di sentiero che conduce al Rif. Vicenza.
Il punto di partenza è la cabinovia del Demetz, pochi tornanti sotto il Passo Sella, che permette di raggiungere la forcella Sassolungo in 10 minuti (fate un biglietto di sola andata). Da qui si segue il sentiero (segnavia 525) che si sviluppa ripido nel primo tratto, tra facili roccette, e prosegue poi per il semplice ghiaione fino al Rif. Vicenza. Molti sentieri partono da qui: seguite il segnavia 526 che prosegue in costa, aggirando tutto il gruppo del Sassolungo. Arrivati al Piz Ciaulonch (Col de Mesdì) seguite le indicazioni per il rifugio Comici (segnavia 528) che portano tra i boschi e le rocce proprio sotto la parete della montagna.
Una volta arrivati al rifugio Comici continuate lungo l'ampio sentiero (segnavia 526-528) che, sviluppandosi prima su verdi prati, conduce alla "città dei sassi" ossia ad un grande pendio erboso puntellato da massi più o meno grandi tra i quali il sentiero si districa per portarvi al parcheggio della cabinovia.
Questo giro ad anello, adatto un po' a tutti gli escursionisti, è molto bello dal punto di vista paesaggistico e non particolarmente faticoso.
Dalla Forcella goderete di una bellissima vista sulle pareti delle Cinque Dita a sinistra, e del Sassolungo sulla destra che vi accompagneranno lungo tutta la discesa verso il rifugio.
Una volta al Vicenza poi, vi troverete davanti alle Alpi di Siusi e proseguendo la vista spazierà sulla Val Gardena, mentre alla vostra destra avrete sempre l'imponente sagoma del Sassolungo.
Il sentiero è vario, sempre in discesa a parte l'ultimo tratto che conduce al Rif. Comici. Qui potrete godervi il panorama di tutto il Gruppo del Sella, della Marmolada, del Gran Vernel ecc. mangiandovi un panino sui prati e abbronzandovi al sole dei 2.000 m.
Molto suggestivo e particolare anche il ritorno lungo la "città dei sassi": ma attenzione a dove mettete i piedi. L'inciampo è sempre in agguato!
--------------------------------------------------------------------------------------------



Giro delle tre cime di Lavaredo da Rif. Auronzo

 


Caratteristiche del percorso

quota partenza (m.):
 2330
quota vetta (m.): 2454
dislivello complessivo (m.): 300
difficoltà: E :: 
[scala difficolta]
esposizione prevalente: Varie
località partenza: rif. Auronzo (Auronzo di Cadore) 
punti appoggio: rif.Auronzo,rif. Lavaredo,rif Locatelli 
note:
tracciato facile e molto affollato. 

Percorso:


Dal rifugio Auronzo (m.2330)si imbocca il segnavia n. 101 che in leggera discesa aggira le tre cime in senso antiorario, giunge a una chiesetta poi al rif. Lavaredo (m. 2344 ).
Quì si può continuare sulla strada principale che porta alla forcella Lavaredo ( m. 2454 ) o in alternativa salire il sentiero che sale più ripido e diretto quì il tracciato perde un pò di quota e diretto porta al panoramico rif. Locatelli (m. 2405 )posto sopra un risalto roccioso in bella mostra.
Dal rifugio si ritorna per qualche metro indietro fino ad incontrare ,sulla destra, il segnavia n.105 ( rif.Auronzo) che prima scende e poi risale il versante opposto di una vallata che aggira le tre cime sempre in bella evidenza, si arriva ad un costruendo nuovo rifugio (?) e subito dopo si superano 2 laghetti.
sempre in leggera salita si giunge alla forcella del col di Mezzo (m. 2315 ) e quindi si arriva in breve al rifugio Auronzo completando un magnifico anello.
---------------------------------------------------------------------------------



               Traversata galleria di mina

Gruppo: Tofane
Località: Passo Falzarego
Periodo: Giugno-Settembre
Livello Difficoltà: 
EE
Dislivello: 650 mt.
Quota massima: 2762 mt.
Quota di partenza: 2105 mt.
Tempo discesa: 2:00 h

 

 

                                            PERCORSO

 

Dal Passo Falzarego 2109 mt. s.l.m. si puo’ raggiungere la vetta con la funivia 
Lagazuoi 2762 mt.sulla vetta è posto anche il Rifugio Lagazuoi, da lì è possibile
scendere a valle attraverso il sentiero (segnavia 401 e 402) che costeggia
l’imponente gruppo delle Tofane, oppure utilizzare la gallerie scavate nella
roccia durante la Grande 
Guerra  tra il 1915 ed il 1917.
L’imbocco della galleria di mina italiana 
(del 20 giugno 1917)si trova sulla cima del Piccolo Lagazuoi e si raggiunge
tramite un sentiero che scende dalla Funivia Lagazuoi, un percorso che
attraversa alcune storiche trincee che costituivano un punto
d'osservazione dell’esercito austriaco.
La galleria di mina è un insieme di gallerie e
cunicoli, percorribili con molta
cautela 
e con al seguito torcia elettrica e casco. Rocce che trasudano storia,
contornano il buio di queste galleria; si scende in alcuni punti anche con
una discreta pendenza ma assicurati da un cavo d’acciaio e percorrendo
grossi gradoni che la rendono piu’ dolce ma anche più faticosa.
La ricostruzione di questi luoghi è stata minuziosa , in diversi punti si
aprono stanze in pietra,
con reperti ed oggettiche rievocano la Grande Guerra.
Talvolta enormi finestre naturali aprono la vista sul fondovalle, aperture dove
un tempo era posizionata l’artiglieria ed i cannoni italiani. Da queste aree
semi-aperte partono spesso camminamenti che fiancheggiano le  rocce  
della montagna e raggiungono nuove postazioni o gallerie; tra queste
la 
Cengia Martini, una postazione italiana strategica che dominava sul
Passo Falzarego. Per raggiungere la Cengia Martini occorre
fare una deviazione di circa 15 minuti. 
Nella parte terminale, lasciate
le gallerie, si ritorna all’aria aperta e seguendo un sentiero su pietraia
a tratti immaginario si raggiunge la partenza della Funivia.

La CENGIA MARTINI:  Durante la discesa si trovano cunicoli e gallerie che 
colleganointernamente tutti i rami della galleria  con la cengia sottostante.
Arrivati alla Cengia Martini, si possono visitare osservare i resti dei locali, 

dei ricoveri, delle postazioni e dei camminamenti.
La cengia rappresentava una validissima e preziosa postazione in quota
capace di minacciarele forze Austriache, dominandole dall’alto; inoltre sul
sentiero si aprivano rientranze naturali nella roccia che sono state
allargate e utilizzate come riparo dal fuoco nemico ma anche
come ricovero o deposito per armi e materiali.

----------------------------------------------------------------------------------------------------
 
        
Lago di Braies - Croda del Becco


Caratteristiche del percorso:
PERIODO da luglio a settembre
ORARIO  1° giorno 4 ore  -  2° giorno 4 ore
DIFFICOLTÀ  Media
DISLIVELLO SALITA  960m
DISLIVELLO DISCESA  980m

Percorso:
1° giorno
Dal Lago di Bràies (quota 1.489 m, ci si incammina lungo la strada che porta
all’estremità meridionale del Lago, per proseguire poi per una mulattiera
(segnavia n. 1) che risale una conca dominata, ad ovest, dalla Croda del Becco.
Al termine della conca, tra due rocce, si addentra uno stretto valloncello
detto ‘Buco del Giovo’ (2.034 m, h 2). A questo punto il percorso prosegue
ancora per il sentiero n. 1 che dall’alto offre uno scorcio sul piccolo laghetto
del Giovo (2.026 m).
 Giunti sotto un muro semicircolare, si supera un gradone roccioso e si accede
nel ‘Forno’, lo stretto corridoio  tra il Pizzo Forno ed il Monte Muro. Si prosegue
ancora tra grandi blocchi di roccia quindi , si sale alla Forcella Sora Forno
(2.388 m, h 1,45 dal Buco del Giovo; 3,45 ore circa dalla partenza). Dal qui,
in pochi minuti di discesa, si arriva al Rifugio Biella alla Croda del Becco
(2.327 m, 15 minuti circa dalla Forcella Sora Forno; 4 ore circa dalla partenza),
dove si fa tappa per la notte.

2° giorno
Dal Rifugio Biella si scende in direzione sud - ovest lungo la mulattiera con
segnavia n. 6 fino a quota 2.260 m; qui si segue il sentiero che procede verso
ovest aggirando i ‘lastroni occidentali’ della Croda del Becco. Mantenendosi
sempre al limite settentrionale della Alpe di Sénes, si raggiunge quota 2.247 m,
da dove un sassoso sentiero (segnavia n. 23) conduce, in direzione nord, alla
Forcella Riodalato (2.331 m, 1,30 ore circa dal Rifugio Biella).
 Il sentiero n. 23 scende ora rapidamente per la Valle Riodalato: dapprima con
strette serpentine supera sulla sinistra una barra rocciosa, poi proseguendo
diritto fino ad un promontorio barancioso percorre l’ampio Cadin di Sénnes,
delimitato dai paretoni della Cima Cadin di Sénes e dalla propaggine del Col
de Ricegon.
Traversato il ruscello in corrispondenza di una radura, sotto le caratteristiche
lastronate spioventi delle Punte Riodalato, si scende la Valle Riodalato
mantenendosi sempre in un fitto bosco sulla sinistra idrografica.
 Raggiunta l’Alpe Foresta (1.590 m), dove si trova una bella malga, il sentiero
n. 23 confluisce nella mulattiera (segnavia n. 19): seguendo quest’ultima si
raggiunge il Lago di Braies (1.489 m, 2 - 2,30 ore circa dalla Forcella Riodalato;
3,30 - 4 ore circa dal Rifugio Biella).

-----------------------------------------------------------------------------------------------------


ALTIPIANO DELLE PALE DI SAN MARTINO



CARATTERISTICHE DEL PERCORSO:
Itinerario quota massima   m 2700 (arrivo funivia)
lunghezza   km. 15 circa, dislivello  m 400 circa
partenza  e arrivo  Funivia Rosetta m 2700
sentieri   701, 756, 761, 766, 707, 709
difficoltà   EE –
escursionisti esperti tempo   1 giornata

PERCORSO:
Dall'arrivo della funivia si scende brevemente al rifugio Rosetta (circa mezzo km):
si prosegue brevemente (circa 250 metri) verso nord est per 703 fino ad
incontrare il segnavia 756 per Garès. Man mano che ci si sposta verso nord
emergono dall'orizzonte le spettacolari cime del versante est Cima Corona,
Croda de la Pala, Cimon della Pala, quindi il passo Travignolo e Cima della
Vezzana (m 3192, la vetta più alta delle Pale di S. Martino, che supera di
pochi metri i 3184. Valli e valloncelli, depressioni e altipiani riarsi si susseguono
in continuazione mentre si cala gradulamente di quota fino a m 2330, presso
una grande conca erbosa.
Poco dopo si incontra finalmente il bivio con il sentiero 761, che gira verso est a
monte del monticello Marucol m 2362. La vista di apre grandiosamente a nord
sulla verdevalle di Garès, con le affilate rocce scure del Sasso Negro che fanno
da singolare contrasto con il calcare delle Pale.

Ritorno
Oltrepassato il passo Marucol, Il bivio si trova qualche decina di metri a monte
di un riparo costruito con sassi tra le rocce, segnalato con scritte sui sassi.
Un vero e proprio sentiero in realtà non esiste poiché la traccia risale sulla
sinistra i gradoni rocciosi lungo un erto e selvaggio vallone: ci sono comunque
abbondanti segni rossie la salita è intuitiva. Prima di quello che appare come
uno scollinamentoc'è una placconata rocciosa, un breve tratto di 30 metri da
superare arrampicando facilmente, raggiunto faticosamente lo scollinamento,  
si aprono dinnanzi, a ripetizione, sterminate distese di pietre. Raggiunto
un crinale si pensa di arrivare rapidamente sull'altro versante e invece si apre
un grandioso vallone da attraversare. E' una sensazione quasi angosciante:
distese di pietrea perdita d'occhio, sembra di essere sulla Luna, o su Marte.
L'unica traccia sono gli sbiaditi segni rossi sui sassi, però molto distanziati,
anche a decine di metri.
Mancando i riferimenti nelle sterminate distese pietrose si resta
sempre nel vago dubbio di essere sulla retta via.
Le conferme ci arrivano dagli incroci con altri sentieri: incrociamo il 768
in località Tromba del Miel, che scende sul versante della valle di Angheraz,
verso Valle di S. Lucano. Dopo aver superato l'ennesima salitella si incrocia
il sentiero 709 proveniente da Passo Pradidali che ci conduce al rifugio
Rosetta.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------



CASCATE DI FANES


CARATTERISTICHE DEL PERCORSO:
 
Quota massima: 1700 metri
 
Dislivello: 400 metri
 
Difficoltà: E
 
Tempo (a+r): circa 2 ore
 
Note: Attraversamento in ferrata ( cortissima ) per  
oltrepassare la cascata.

PERCORSO:
Il percorso si svolge dentro il Parco Naturale delle Dolomiti
d'Ampezzo.

Con l'auto, lasciata alle spalle Cortina in direzione Dobbiaco,
dopo 5 km, a sinistra, si prende una stretta stradina asfaltata
fino al parcheggio prima delle sbarre.

Si sale dolcemente il largo sentiero per circa 45Si procede
sempre lungo il largo sentiero principale superando con un
paio di ponti in legno profonde gole "orridi".

Attraversato un ponte (magnifico panorama a destra, verso la
Tofana, mentrese si guarda verso il basso s’intravede
l’impressionate gola che s’apre sotto il ponte “profondo orrido”),
si arriva ad una specie di area picnic con tavolo e panche.

Qui, inizia l’attacco alle ferrate (si consiglia di equipaggiarsi
con normale attrezzatura da ferrata, giacca a vento o poncio
e macchina fotografica).

Fatti alcuni metri, immediatamente si percorre una cengia
attrezzata da fune metallica.

La cengia, larga più di un metro e venti, si svolge lungo una
cengia orizzontalea strapiombo (cavetto a sinistra, strapiombo
a destra).

Il luogo è profondamente suggestivo; dopo un centinaio di
metri si arriva alla parte alta della cascata.

Il sentiero passa dietro la cascata stessa (obbligo una sosta
per poter ascoltareil fragoroso rumore della cascata e scattare
qualche foto).

Il passaggio dietro è comodo, indimenticabile (si consiglia di
mettere il poncio, specialmente dopo numerose piogge o in
tarda primavera). Il cavo metallico serve molto in quanto la roccia
è sempre bagnata e scivolosa.

Passata la cascata, si sale di qualche metro, quindi subito si
comincia a scendere ripidamente, aiutati dalla corda metallica
e da una scaletta.

Si arriva alla base della cascata, dove c'è uno spiazzo con un paio
di cartelli.

Uno segna la via del ritorno: traversando su un piccolo ponte,
si ritorna alla parte iniziale della cascata, sotto la parete che                                         abbiamoattraversato in diagonale all'inizio.

Si sopravanzano un paio di cenge in salita diagonale, sempre
equipaggiate col cavo metallico, e si ritorna esattamente al punto
di partenza ("l'area picnic").

Se si vuole, invece, risalire sino alla partenza per la via ferrata,
si segue l'altro sentiero: si rimane (spalle alla cascata) sul lato                                       sinistro e si sale molto ripidamente (per 10/15 minuti) per un                                     sentierino tenuto su da pali incrociati a zig zag che porta sul                                               belvedere.
Discesa:
Si discende per il comodo sentiero di salita fino al parcheggio;                                         circa 40 minuti.


 
  LA MONTAGNA
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  VIE FERRATE EFFETTUATE
QUESTA E' UNA LISTA DI TUTTE LE FERRATE SVOLTE SULL'ARCO ALPINO E SULLE PREALPI LOMBARDE CON LA PARTECIPAZIONE DI MIO FRATELLO MAURIZIO.
IN QUALCHE OCCASIONE HO AVUTO ANCHE IL PIACERE DELLA COMPAGNIA DEI MIEI COGNATI COSTANTINO E GAETANO.

"Delle guide" Gressoney, Aosta
"Gorbeillon" Valtournenche, Aosta
"Corno Rat" Valmadrera, Lecco
"Gamma 1" ai piani d'Erna, Lecco
"Gamma 2" al Resegone, Lecco
"Corno Medale" Lecco
"Centenario CAO" Menaggio, Como
"Orrido" di Chianocco, Torino
"Orrido" di Foresto, Torino
"Ferrate" di Casto, Brescia
"Nicola Ciardelli" Roure, Torino
"Gorge" fiume Dora Riparia, prov.Torino
"Nito Staich" Oropa, Biella
"Ottorino Marangoni" Mori, trento
"Rocche del Reopasso" Crocefieschi, Genova
"Jose Angster" Gressoney, Aosta
"San Salvatore" Lugano, Svizzera
"Tridentina" Val Badia Colfosco, Bolzano
"Della Balma" Balma, Biella
"Sass Tavarac" Erba, Como
"Rocca bianca" Caprie, Torino
"Du Diable" Aussois alta Savoia, Francia
"S. Contessi" m. 2 mani, Morterone, Lecco
"Bethaz-Bovard" Valgrisenche, Aosta
"Gabi-Simplon" Gabi, Svizzera
"Emilio Detomasi" Alagna, Vercelli
"Rocca Clarì" Claviere, Torino
"Zucco Pesciola" piani di Bobbio, Lecco
"Degli Alpini" gr. Fanes ( DOL.) Cortina, (BL)
"Limbo" Oropa sport, Biella
  Pubblicitá
  NUMERI TEL. UTILI IN MONTAGNA
Forestale (CFS) -
Segnalazione incendi boschivi e
emergenza ambientale (1515)

Vigili del Fuoco (115)

Emergenza Sanitaria ed elisoccorso (118)

Previsioni meteo - www.ilmeteo.it
ci sono stati già 52849 visitatori (111341 hits) qui!
=> Vuoi anche tu una pagina web gratis? Clicca qui! <=